Mick Schumacher non sente il vantaggio né la pressione di essere figlio del leggendario Michael: vuole guadagnarsi la Formula 1 in pista
Non ci sta ad essere etichettato solo come un figlio d’arte, Mick Schumacher: “Sono consapevole che, se vorrò diventare un pilota di Formula 1, dovrò ottenere buoni risultati nelle categorie inferiori, come la Formula 2. Nessun giovane raggiunge la F1 grazie al suo cognome: non è una garanzia”.
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L’erede del leggendario Michael Schumacher, infatti, ha il massimo campionato automobilistico saldamente nel mirino, ma vuole meritarselo in pista. Campione europeo di Formula 3 nel 2018, l’anno scorso ha debuttato nella categoria cadetta ma senza ottenere risultati particolarmente brillanti. L’obiettivo è far meglio nella nuova stagione.
“In generale sono contento di com’è andato lo scorso anno”, ha spiegato Schumacher junior ai microfoni della testata argentina Infobae. “I nostri dati dimostrano che non avevo il passo solo in tre gare. Ma la cosa più importante è che ho imparato molto dal 2019, soprattutto a gestire le gomme, che probabilmente è l’aspetto cruciale in F2. Nel 2020, comunque, non voglio solo continuare a migliorare, ma anche riuscire a lottare al vertice”.
Per quanto il suo cognome lo agevoli dal punto di vista comunicativo, dall’altro lato però rappresenta indubbiamente anche una notevole pressione aggiuntiva. Impossibile fare confronti con il suo illustre genitore, che detiene a tutt’oggi il record di sette campionati del mondo e 91 Gran Premi vinti. Ma l’aspettativa di Mick non è quella, irrealistica, di avvicinarlo.
“Assolutamente no”, ha ammesso. “Secondo me, mio padre è stato il miglior pilota di tutti i tempi. E se mi accostano a lui sono soltanto orgoglioso. Ma a questo, ora, non penso. Mi concentro solo sulla stagione 2020 di Formula 2, che per me è molto importante. Quello che succederà dopo lo discuterò in futuro, prima o poi”.
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