Per evitare rischi di contagio, gli uomini della Scuderia Ferrari di ritorno dal Gran Premio cancellato in Australia si sono isolati volontariamente
L’intero team Ferrari di Formula 1, di ritorno dal Gran Premio d’Australia annullato a Melbourne, si è messo volontariamente in auto isolamento. Non, dunque, la quarantena a cui sono costretti in questi giorni tutti gli italiani, che prevede di non uscire di casa se non per motivi di lavoro o di necessità, ma la misura restrittiva ancora più stretta prevista per i contagiati.
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Si tratta, è bene precisarlo, semplicemente di una precauzione: al momento, infatti, non è stato registrato alcun caso di positività da coronavirus tra i meccanici e i tecnici della Rossa. Questi ultimi, però, si sono ritrovati a contatto nel paddock con almeno due positivi: un dipendente della McLaren e uno della Pirelli.
Così, come hanno fatto anche gli addetti ai lavori che sono stati a più stretto contatto con questi due contagiati (tra i quali anche il pilota Carlos Sainz), per evitare pericoli anche i ferraristi hanno preferito isolarsi completamente dai contatti con l’esterno. Nei casi più delicati, quelli in cui in famiglia sono presenti degli anziani, dei bambini, o delle donne incinte, è stata la stessa Ferrari a pagare gli alberghi ai propri uomini che non se la sentivano di tornare a casa.
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Questa situazione di quarantena volontaria durerà per quattordici giorni dalla data del rientro dal circuito dell’Albert Park. Non è chiaro invece quando la Scuderia Ferrari di Formula 1 tornerà regolarmente a lavorare, anche perché la fabbrica di Maranello resterà chiusa fino al 27 marzo, per decisione dell’amministratore delegato Louis Camilleri. Prosegue solo il lavoro da remoto, da parte degli ingegneri, sull’analisi dei dati raccolti prima della chiusura, in costante collegamento in videoconferenza con il team principal Mattia Binotto.
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