Una lettera riservata contenente trenta domande alla Fia: è la dichiarazione di guerra di Mercedes, Red Bull & Co contro il presidente Jean Todt
Ormai è lotta senza quartiere. E l’avversario dei sette team ribelli, capitanati da Mercedes e Red Bull, non è più soltanto la Ferrari, ma addirittura la Federazione internazionale dell’automobile. La lettera riservata spedita mercoledì scorso a Parigi, all’indirizzo di place de la Concorde, ha il sapore di una dichiarazione di guerra.
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All’interno della missiva ci sono una trentina di domande, sempre più pressanti: “Come è nata l’indagine sulle presunte irregolarità del motore della Scuderia? Chi l’ha condotta? Quali prove ha trovato?”. Ma, soprattutto: “Sono emerse circostanze tali da mettere in discussione la classifica del Mondiale costruttori 2019?” E con essa, naturalmente, anche i ricchi premi in denaro che ne conseguono.
Furbescamente, le squadre tirano in ballo non soltanto la Federazione, ma anche il gruppo americano Liberty Media, che della Formula 1 è proprietaria dei diritti commerciali, dunque è il soggetto che materialmente sborsa i suddetti premi. E non a caso Mercedes, Red Bull & Co rivolgono quesiti specifici anche al suo amministratore delegato Chase Carey: “Vi fidate delle azioni condotte dalla Fia, del suo ruolo di arbitro imparziale, della loro capacità di svolgerlo?” e così via.
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Interrogativi precisi, ficcanti, a cui il fronte dei dissidenti ha concesso una settimana per ottenere una risposta ufficiale. Il conto alla rovescia, dunque, scade mercoledì prossimo. Dopodiché, nel caso di un nulla di fatto, non si esclude nessuna contromossa: dal ricorso al Tribunale arbitrale sportivo fino ad una causa civile per danni presso la magistratura ordinaria.
Tutte armi attraverso le quali le squadre alzano la posta con il grande capo federale, Jean Todt. Già, perché il vero campo sul quale si combatte questa battaglia non è quello sportivo, bensì quello politico. Al quale vengono rivolti, più o meno velatamente, sospetti di conflitto d’interessi (non solo per i suoi lunghi trascorsi da team principal a Maranello, ma anche per il fatto che il figlio Nicolas è manager personale di Charles Leclerc). E dal quale ci si aspetta, e anche a breve, una punizione esemplare nei confronti della Rossa.
Dall’esito di questa vicenda, con ogni probabilità, dipenderanno infatti anche le decisioni che definiranno il futuro del campionato del mondo a quattro ruote. Dal nuovo Patto della Concordia valido a partire dal 2021, che i sette team potrebbero minacciare di non firmare, fino all’elezione del successore dello stesso Todt alla presidenza Fia, visto che per raggiunti limiti di età il francese non potrà più ricandidarsi.
E a quel punto Toto Wolff, che personalmente voleva candidarsi a capo di Liberty Media ma è stato stoppato proprio dalla Ferrari, punta a mettere su quella poltrona un uomo a lui gradito: nello specifico Alejandro Agag, fondatore e attuale patron della Formula E. Una vasta e complessa partita a scacchi, della quale si attende ora la nuova mossa, che spetta proprio alla Fia.
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